lunedì 28 luglio 2008

Loft: lo spazio contemporaneo


A Milano, ai margini di una zona residenziale, sorgeva una fabbrica dismessa.
Un intervento radicale di rifunzionalizzazione del 2005 ha previsto la suddivisione dell’immobile in unità variamente costituite.
Tra di esse, questo piccolo loft, di fatto, in pianta racchiuso in un quadrato di 8 metri per lato, escludendo la grande loggia su strada, con un’altezza interna al limite della possibilità di considerarla “doppia altezza”.
L’obiettivo del progetto è stato di realizzare una distribuzione interna che consentisse la perfetta identificazione delle diverse aree funzionali ma che mantenesse intatta la sensazione di spazialità unica, consentendo sempre una visione d’insieme, valorizzata dalla percorrenza dello spazio e della posizione dell’osservatore.
Lo spazio, trattato uniformemente dal punto di vista dei materiali e della scelta dei colori, è articolato su due livelli nella parte che si incontra all’ingresso, mentre è “a tutta altezza” verso le grandi porte–finestre che aprono l’accesso alla loggia, quasi un prolungamento dell’ambiente interno.
Il livello più alto è realizzato come un semplice assito in legno massello di castagno su struttura in ferro smaltato con un colore soft per alleggerirne la presenza; le doghe di cui è costituito il piano di calpestio/soffitto sono maschiate, così da risultare strutturalmente una piastra unica e da limitare i movimenti tipici di un materiale vivo come il massello.
Un interessante accorgimento per una migliore fruizione dello spazio è stata la passerella antistante pensata ad una quota più bassa rispetto al resto.
Il parapetto è quasi trasparente.
L’accesso al livello alto avviene con una scala pure in ferro. Posta in posizione quasi centrale e, costituendosi, al piano alto come un “vuoto”, amplia la percezione dello spazio nella zona studio che sembra comprendere lo spazio fino al muro della cabina armadio, elemento separatore e unico “pieno” sottolineato dal differente colore.
Nello spazio sottostante le diverse funzioni a giorno si realizzano anche attraverso mobili realizzati su disegno con finitura poliuretanica laccata lucida, così da risultare quasi riflettenti.
La zona del bagno è volutamente mimetizzata anche attraverso la porta raso muro trattata come le pareti. Il trattamento dei muri è realizzato con grassello di calce ecologico e traspirante. I pavimenti sono in resina metallizzata con finitura marezzata molto brillante. La brillantezza conferisce allo spazio la magia della riflessione e della luce che si diffonde senza determinare forti contrasti.

ARCHITETTI ANDREA TARTAGLIA E ALESSANDRA UBERTAZZI
Andrea Tartaglia, nato a Novara nel 1972 e laureato al Politecnico di Milano nel 1996, da subito, avvia l’attività professionale con Alessandra Ubertazzi, nata a Milano nel 1972 e laureata al Politecnico di Milano nel 1996. È socio dello Studio Tartaglia Partnership e professore al Politecnico dove svolge attività di ricercatore presso il Dipartimento BEST. Alessandra Ubertazzi è socia dello Studio Ubertazzi. Dottore di ricerca e professore incaricato dal 2004 all’Università degli Studi di Firenze e al Politecnico di Milano, oltre all’attività di progettazione, ha svolto ricerche e consulenze nell’ambito della pianificazione urbana per diversi enti pubblici tra cui il Comune di Milano e il Comune di Lodi.

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