sabato 5 luglio 2008

Ostaggi liberati


A cosa serve una casa?
È un rifugio, un riparo. Le abitazioni, per molti secoli, hanno assolto a questo compito; è solo negli ultimi cinquant’anni che si inizia timidamente a parlare di benessere e si pretende che sia fornito dagli edifici.
Sino alla prima crisi petrolifera del 1973 tutto procedeva a gonfie vele; superficialmente ed inconsciamente progettavamo e costruivamo edifici, divoratori di energia, chiaramente energia non rinnovabile.
Da quella data, l’Europa, per ultima l’Italia nel 1976, si è preoccupata di limitare il consumo di combustibile per riscaldamento e ogni quindici anni abbiamo assistito all’emanazione di nuove norme per il risparmio energetico, sino ad arrivare a una pianificazione che ci accompagnerà sino al vicino 2010.
Questa opportunità non dobbiamo lasciarcela scappare, noi professionisti dobbiamo lottare per essere attori principali di questa trasformazione, per progettare in team edifici che emanino benessere, positività, fiducia nel futuro. La sensazione che si respira è di essersi liberati dal petrolio e da tutte le energie non rinnovabili che sino ad oggi abbiamo dovuto usare per far funzionare i nostri edifici.
Che il prezzo al barile aumenti pure! Energie obsolete, sporche, che appesantiscono la digestione, che inquinano e che stanno finendo. Si è aperta una nuova era, l’uscita dal tunnel della dipendenza è tracciata, è visibile, è reale.
È alla portata degli evoluti, di tutti coloro i quali pensano che ci sia sempre da imparare, che sanno ascoltare e apprendono velocemente senza che le informazioni sedimentino troppo e che non vedono l’ora di applicarle.
Il progetto non deve essere efficiente solo nella forma ma anche nella sostanza; il team di progettazione integrato risulta essere oggi l’unico strumento in grado di garantire un eccellente risultato. Il gruppo di progettazione deve essere però culturalmente omogeneo e motivato nel far bene e nel perseguire il fine comune di costruire un edificio architettonicamente valido e funzionalmente efficiente.
Gruppi disomogenei, con forti individualità non consentono un dialogo aperto e sincero, sprecando energie a causa di un obiettivo comune assente. Queste considerazioni mi sono dettate dall’esperienza di molti progetti e non da una definizione astratta del progetto ideale. Ho potuto constatare che prima i progetti, e poi l’esecuzione, di edifici progettati con passione da tutti gli attori hanno portato ad un abbattimento drastico delle varianti, degli imprevisti e soprattutto dei tempi di esecuzione.
Come professionista mi sento privilegiato ad assistere e ad essere presente a un cambio culturale di questo livello, che sta rivoluzionando l’intero comparto immobiliare ed edile. Come docente vedo negli sguardi dei miei studenti una sete infinita; quando questi concetti vengono approfonditi in ambito universitario, le domande invadono i tempi di lezione, le esercitazioni si prolungano per approfondimenti, è una sensazione stupenda, tutto ciò significa che il tema è sentito e che le nuove leve progetteranno naturalmente edifici sostenibili magari totalmente autosufficienti.


L’architetto Francesco Claudio Dolce
Francesco Claudio Dolce è docente presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura e Società, (Tecnologie per l'igiene edilizia e ambientale - Tecnologie dell'architettura).
Libero professionista, lavora nello Studio Associato d'Architettura i3D (www.itredi.com) a Milano.
Da sempre alla ricerca di innovative soluzioni architettoniche atte a garantire un efficace risparmio energetico nel campo dell’edilizia civile, l'architetto Dolce ha curato diverse progettazioni di edifici certificati, tra cui recentemente il primo edificio plurifamiliare certificato A da CasaClima a Milano.

Altri articoli di "Archievoluzioni" su QUICASA.IT

Nessun commento: